Intelligenza Artificiale: Opportunità e Rischi per il Futuro

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Intelligenza Artificiale: Opportunità e Rischi per il Futuro

Intelligenza Artificiale: Opportunità e Rischi per il Futuro

Come vi abbiamo anticipato nel precedente articolo, durante la presentazione del libro “Storia e Controstoria delle Telecomunicazioni Italiane” di Maurizio Matteo Dècina, tenutasi il 18 febbraio 2026 presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati, uno dei temi centrali affrontati è stato quello dell’intelligenza artificiale (AI) e delle sue implicazioni e ricadute in termini antropologici, culturali e industriali.

Luca Attias, dirigente della Corte dei Conti ed esperto di trasformazione digitale, ha evidenziato le enormi potenzialità dell’utilizzo della AI nello svolgimento delle attività rutinarie, ma allo stesso tempo ha evidenziato quanto un uso distorto, seppure non intenzionale dello strumento, possa innescare pericoli e distorsioni a fronte di un suo uso diffuso; Al contempo ha introdotto il concetto di “soglia di fatica”, sottolineando come l’apprendimento, lo sviluppo creativo e cerebrale dipenda dallo sforzo cognitivo che ciascuno fa quotidianamente. A sostegno delle sue considerazioni ha portato un recente esempio emblematico: nel corso di un esame universitario di informatica tutti gli studenti hanno superato la prova avvalendosi di strumenti di intelligenza artificiale. Questo episodio evidenzia come a partire dal corso di studi per poi giungere alle attività lavorative, ci sia una preoccupante atrofia della creatività e del pensiero critico, dovuta alla dipendenza dalla tecnologia e alla necessità di averne progressivamente sempre più bisogno.

Maurizio Matteo Dècina ha approfondito il tema, evidenziando come gli algoritmi di intelligenza artificiale siano utilizzati principalmente per massimizzare il profitto commerciale/pubblicitario, indirizzando il comportamento, le scelte ed i gusti dei consumatori, e non per stimolare comportamenti virtuosi; tale approccio sta evidentemente portando a un appiattimento informativo ed un degrado delle capacità cognitive/critiche della platea degli utilizzatori.

L’uso improprio dell’intelligenza artificiale può avere effetti anche sullo sviluppo e la valorizzazione dei talenti universitari italiani, spesso esportati a costo zero verso centri di ricerca esteri. Franco Bernabè ha sottolineato l’urgenza di incentivare la ricerca e lo sviluppo tecnologico a livello nazionale, favorendo la collaborazione tra università, industria e istituzioni, per creare un ecosistema che permetta ai giovani talenti di crescere promuovendo il loro lavoro e le loro capacità. Secondo Bernabè, l’Italia deve smettere di essere un semplice mercato di sbocco per le eccellenze altrui e puntare sulla propria intelligenza e creatività, che sono enormi ma poco sfruttate.

A fronte di questi spunti di riflessione non possiamo non provare a fare anche noi una analisi degli effetti di questa nuova tecnologia nelle nostre aziende. Già da prima della separazione tra TIM e Fibercop sono stati introdotti strumenti di AI nella suite di programmi a nostra disposizione, supportati da un percorso formativo dedicato. Non avendo evidenza di dati ufficiali e aziendalmente certificati, possiamo solo provare a tirare un bilancio basato sulla nostra esperienza diretta. Abbiamo notato che il livello di (auto) apprendimento degli strumenti è molto elevato, la ricerca delle informazioni (mail, presentazioni, verbali) e decisamente efficace e utile nelle attività operative rispetto alle prime settimane. Così come, di conseguenza, il contributo in termini di predisposizione di verbali, sintesi e/o bozze di documenti. Il contributo human rimane però, e così confidiamo rimanga in futuro, fondamentale. Nel quotidiano il lavoro routinario o la semplice ricerca di fonti e informazioni può e deve essere demandato ad uno strumento di AI, ma la composizione del contenuto, nonostante qualche audace tentativo delle prime ore, è bene che rimanga appannaggio della competenza e capacità delle risorse umane.

Riassumendo quindi quanto emerso nel dibattito, l’intelligenza artificiale rappresenta una sfida cruciale per il futuro dell’Italia e del mondo. Se da un lato offre opportunità straordinarie per l’innovazione e lo sviluppo, dall’altro pone interrogativi profondi sulla creatività, sull’etica del lavoro e sulla sovranità digitale. È necessario un approccio strategico e coraggioso per trasformare questa rivoluzione in un’opportunità, garantendo che l’AI sia uno strumento al servizio dell’umanità, della sua capacità critica e dell’indipendenza intellettuale e non un mezzo per la sua alienazione.