Dipendenti Piccoli Azionisti ma Grande Valore

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Dipendenti Piccoli Azionisti ma Grande Valore

Dipendenti Piccoli Azionisti ma Grande Valore

In Italia i piccoli azionisti, detti anche “investitori retail”, sono persone fisiche che detengono quote di minoranza nelle società senza l’intento di controllare l’azienda, ma, in genere, con l’obiettivo di trarne profitto attraverso la distribuzione di dividendi o l’aumento del valore delle azioni nel tempo.

A differenza dei grandi azionisti che mirano al controllo della società e ad orientare le scelte strategiche dell’azienda, i piccoli azionisti possono rappresentare un elemento di stabilità dell’investimento nel capitale sociale dell’azienda, detenendo un capitale flottante a volte considerevole. Ciò vale  a maggior ragione se a detenere pacchetti di azioni sono i dipendenti della società

TIM ha una struttura azionaria molto frammentata; al 30 giugno 2025, il Libro Soci segnala circa 242.000 azionisti individuali tra quelli privati (fonte Gruppo TIM). Grazie a vari piani di Azionariato Diffuso, rivolti ai dipendenti come politica investitoria della Società, tra i piccoli azionisti di TIM oggi molti risultano dipendenti di Tim; questi azionisti però proprio oggi non trovano una rappresentanza unita e coesa specifica relativa all’essere sia azionisti che dipendenti e che rappresenti, quindi, non solo i fini speculativi. ma soprattutto la partecipazione attiva alla determinazione dei progetti futuri della propria azienda. Per fortuna esiste una rappresentanza di piccoli azionisti, Asati, che convoglia gli interessi di tutti i piccoli azionisti della società, dipendenti e non. Questo però non esaurisce l’esigenza specifica dei dipendenti azionisti, ossia quella principale di avere le proprie specifiche istanze portate all’attenzione del CDA della società in “Assemblea degli Azionisti” e nelle altre sedi opportune.

Se viceversa i dipendenti azionisti si aggregassero tra loro (coordinando cioè le loro azioni, magari tramite un’associazione, un fondo interno, un gruppo, un comitato o un rappresentante comune), e si facessero rappresentare, potrebbero ottenere benefici di rappresentanza che anche un’organizzazione caratteristica come un sindacato non riuscirebbe mai ad ottenere, innanzitutto perché la legge non consente ai sindacati, in Italia, di diventare azionisti delle società.

A conferma di questa opportunità troviamo oggi la recente notizia, riportata da “EFES – European Federation of Employee Share Ownership” (http://www.efesonline.org), della costituzione di un Trust Franco-Britannico di proprietà di dipendenti finalizzato alla partecipazione della governance aziendale e di altre iniziative di pari specie presenti in europa.

La rappresentanza aggregata dei soli azionisti dipendenti, consente quindi di avere voce nelle assemblee anche partecipando al voto in modo coordinato, presentare proposte comuni e dialogare con il management da una posizione paritetica.

L’obiettivo non celato è riuscire a eleggere o almeno a designare uno o più rappresentanti dei dipendenti nel CdA e/o anche in altri organi societari, per avere una influenza diretta sulle decisioni strategiche e di governance della società. Non da ultimo l’associazione di piccoli azionisti dipendenti con fini non esclusivamente speculatori è in grado di ottenere il rispetto degli standard di trasparenza, informazione, ascolto, e soprattutto che i piani strategici e di remunerazione siano equi e sostenibili.

Il valore esteso della rappresentanza azionaria e quindi della capacità di organizzarsi e aggregarsi porta a potenziali ulteriori benefici oltre quelli già evidenziati; possedere parte del capitale aziendale rende più forte il legame con le performance: il successo dell’azienda si riflette non solo sullo stipendio, ma anche sul valore delle azioni, sui dividendi partecipando direttamente agli utili, e consente di intervenire direttamente su possibili modifiche dello statuto che richiedono quorum o soglie (come la soglia per presentare liste per il CdA); da qui, appare evidente che essere numerosi e ben organizzati aiuta a vigilare affinché queste soglie non diventino troppo restrittive per i piccoli azionisti. Per TIM, come visto, l’innalzamento della soglia dal 0,5% allo 1% è motivo di preoccupazione (fonte Teleborsa+1)

Dobbiamo rammentarci tutti che il numero di azioni possedute da ciascun dipendente può essere piccolo, per cui da solo il peso per singolo dipendente è esiguo e l’aggregazione e la rappresentanza necessitano di costi e sforzi organizzativi per coordinarsi: convocazioni, assemblee, deleghe, informazioni, monitoraggio decisionale.

Tra le tante azioni che possono provenire da una rappresentanza dei dipendenti azionisti c’è quella di fare in modo che la partecipazione all’azionariato sia davvero significativa, ampliando la platea adottando e stimolando l’adozione di strumenti che permettano ai dipendenti di acquistare azioni a condizioni agevolate, anche con vincolo minimo, ma ben regolati e trasparenti come il Piano di Azionariato Diffuso (PAD), promuovendo quindi l’aggregazione dei piccoli azionisti/dipendenti fino ad arrivare alla garanzia di rappresentanza nei vertici societari.

Partecipare alla gestione dell’azienda, partendo anche da una base di rappresentanza consente ai dipendenti di avere voce, distinguendosi dalla caratterizzazione della rappresentanza sindacale, certo sempre utile, ma garantendo una partecipazione alla rotta che l’azienda vuole disegnare come partner e non come elemento contrapposto. Questa è la voce del management operativo di TIM.

La Redazione CNQ ottobre 2025

https://www.cnquadri.com/wp-content/uploads/2025/10/Partecipazione-allazionariato-dei-dipendenti.pdf