Riflessioni sul Rinnovo del CCNL del settore Telecomunicazioni

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Riflessioni sul Rinnovo del CCNL del settore Telecomunicazioni

Riflessioni sul Rinnovo del CCNL del settore Telecomunicazioni

A ridosso delle festività natalizie le Organizzazioni Sindacali Confederali hanno comunicato l’esito delle votazioni relative al CCNL Telecomunicazioni, che si sono tenute nelle numerose assemblee svoltesi fra il 20 novembre ed il 10 dicembre, alle quali hanno partecipato 40.561 lavoratori, circa il 28% del totale dei lavoratori del settore aventi diritto al voto stimato in circa 140.000 unità.

La riserva sull’ipotesi di accordo di rinnovo del CCNL raggiunto fra Asstel e Rappresentanze Sindacali è stata sciolta positivamente con il 79,47% dei votanti, come da comunicato sindacale.

Trascurando il dato statistico legato alla bassa partecipazione (attribuibile all’imperante individualismo?, allo scarso impegno sociale?, alla complicata partecipazione alle assemblee poco pubblicizzate?, etc.), dei lavoratori aventi diritto al voto ad un appuntamento importante sia per gli aspetti lavorativi, che soprattutto economici, i dati ci dicono che sul totale dei partecipanti circa 8000 lavoratori si sono espressi a sfavore dell’accordo. Il fenomeno non è trascurabile e richiede un approfondimento, tenuto conto che si veniva da una prolungata “vacatio contrattuale” ed un rinnovo anticipato per il successivo triennio avrebbe dovuto essere accolto con un plebiscito di consensi che invece di fatto non c’è stato.

Questo rinnovo contrattuale più di altri è stato al centro del dibattito fra lavoratori e rappresentanti sindacali su quattro aspetti principali:

La nuova organizzazione delle famiglie professionali di fatto ridisegna completamente il percorso di crescita e sviluppo professionale svincolando la crescita professionale o manageriale da quella retributiva, poichè l’introduzione dei quattro livelli retributivi all’interno della stessa classe professionale (la C) sembra essere un prodromo della possibilità di trovarsi nella condizione di svolgere mansioni o attività analoghe, ma con retribuzioni diverse. Nel precedente inquadramento una crescita professionale con l’acquisizione di maggiore autonomia lavorativa ed organizzativa veniva riconosciuta/premiata dal passaggio di livello e dal riconoscimento economico che esso comportava. Inoltre i nuovi livelli C4, ex liv7, Alte Professionalità che per tale riconoscimento erano più vicine ai Quadri poiché simili per capacità lavorative e gestionali, diventano parte del livello professionale C al quale appartengono figure con capacità ed attività molto diverse fra loro e sicuramente non attribuibili concettualmente alla oramai definitivamente defunta “Area Quadri”.

  1. la nuova organizzazione delle Categorie Professionali e degli inquadramenti retributivi che comprime in un’unica categoria professionale 4 precedenti livelli professionali lasciando l’attuale differenziazione ai soli livelli retributivi
  2. il superamento del mancato rinovo contrattuale del triennio 2022-2025, senza alcun ristoro o indennizzo per i mancati adeguamenti retributivi a fronte di un fenomeno inflattivo che ha penalizzato l’immobilismo delle retribuzioni
  3. il riconoscimento di un aumento contrattuale calcolato sulla base dell’indice Europeo dell’inflazione IPCA, ma spalmato sull’intero periodo di nuova vigenza, con il 30% dello stesso riconosciuto nell’ultimo mese del 2028, cioè quando in teoria si dovrebbe già discutere del successivo rinnovo, e del quale non beneficeranno tutti i lavoratori che nel frattempo avranno lasciato le aziende.
  4. il mancato impegno da parte della parte datoriale a non procedere al riassorbimento degli aumenti contrattuali dal “Superminimo” per tutti i lavoratori oggetto di un riconoscimento economico ricevuto per meriti lavorativi

Il confronto si è acuito nelle principali aziende di settore, TIM e Fibercop, attraverso una manifesta contrarietà dei lavoratori che nelle assemblee hanno mostrato il loro dissenso (in TIM in alcune aree i voti contrari hanno raggiunto il 70%, in Fibercop le percentuali sono state sfavorevoli ma più equilibrate).

Questi dati probabilmente ci devono indurre ad alcune riflessioni proprio sui quattro aspetti che hanno suscitato il dissenso. A nostro avviso alla base della contrarietà c’è sia un tema professionale che un tema economico.

Negli anni 90 infatti erano molti i colleghi appartenenti all’Area Quadri, provenienti da attività più operative (es tecnici o impiegati), i quali accedevano a questa “categoria” grazie all’aver saputo “agire” quelle qualità professionali e gestionali che li avevano fatti crescere anche di livello inquadramentale.

In sintesi, la nuova organizzazione crea un bacino unico molto variegato e non omogeneo e penalizza in modo chiaro gli ex liv.7 a cui sottrae quella qualifica di Alta Professionalità che li rendeva distintivi nel percorso di crescita.

Infine, permetteteci alcune considerazioni sulla categoria che meglio rappresentiamo: i Quadri. La neocostituita categoria D raccoglie il bacino dei Quadri, riconosciuti tali in azienda ai sensi della legge 190/85 che ha istituito negli anni 80 la figura del Quadro aggiungendola a quelle già presenti degli operai e degli impiegati. Ebbene anche in questo caso vi sono delle incongruenze con un livello retributivo unico, ma indicato come D1, quasi ad indicare l’ipotetica presenza (fantasma, aggiungiamo noi) di un D2 in contrasto con l’univocità della figura professionale del Quadro; livello retributivo D1 peraltro identico al livello C4 (con unica differenza: l’indennità di funzione pari a € 98,00 ferma da oltre 25anni), come a voler significare quindi l’uguaglianza tra i retrocessi livelli 7 ed i Quadri, appena sconfessata però dall’inserimento delle due figure in due categorie professionali diverse (ma valutate economicamente allo stesso modo).

Veniamo ora all’aspetto economico generale. Vi sono almeno due elementi da considerare:

  1. la variazione di perimetro occupazionale del prossimo triennio, dovuto al numero di lavoratori che lasceranno le aziende per limiti di età o per politiche di esodo (es Fondo Bilateraledel settore TLC Circolare INPS numero 144 del 19-11-2025)
  2. il numero di lavoratori che sono titolari di un provvedimento meritocratico dal quale potrebbe essere sottratto l’attuale aumento del CCNL già a partire dal gennaio 2026 (cd riassorbimento “Sovraminimo”)

Questi due elementi producono per le aziende un beneficio economico significativo, tagliando i costi del personale grazie:

  • al parziale incremento retributivo di cui beneficeranno coloro che lasceranno la Società nel periodo 2026-2028 (incremento proporzionale ai mesi di permanenza in  azienda inferiore ai 36mesi di vigenza del contratto 2026-2028),
  • al mancato incremento retributivo per tutti coloro destinatari in passato di Aumenti di Merito Individuali ai quali sarebbe applicato il riassorbimento.

Di contro i lavoratori che traguarderanno il 2029 avranno comunque perso potere di acquisto grazie alla spalmatura dell’aumento contrattuale nel triennio; stessa sorte per i contributi previdenziali; a tutto ciò si aggiunga il mancato riconoscimento in sede di firma di un conguaglio medio di circa 3.500€/persona (stimato su base IPCA al 5liv) per mancato rinnovo contrattuale nel triennio 2022-2025, e del consegunte adeguamento ad inzio periodo per il 2026-2028 per circa €7.000 complessivi.

In conclusione, i lavoratori che si sono espressi in modo contrario a questo rinnovo, appartenenti in maggioranza a TIM e Fibercop spina dorsale del settore, sono il segnale di una sempre minore rappresentatività e confronto delle RSU con il mondo e le esigenze reali dei lavoratori che sostengono di rappresentare.

L’indicazione per Sindacato e per Aziende nelle quali si discuterà il contratto di secondo livello appare essere quindi una sola: negli ambiti (anche economici) concessi alla contrattazione, si dovrà tener conto di tale dissenso, evitando ulteriori debacle normative (professionali ed economiche), ma anzi tentando di recuperare quanto deciso nel CCNL.